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Ialiso
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mweaIaliso (mweqin greco Ιαλυσόςmweg?) è un ex comune della mwewGrecia nella mwfaperiferia dell'mwfqEgeo Meridionale (mwfgunità periferica di mwfwRodi) con mwga10107 abitanti secondo i dati del censimento mwgq2001.cite-ref-1[1]

È stato soppresso a seguito della riforma amministrativa, detta mwhwprogramma Callicrate, in vigore dal gennaio mwia2011cite-ref-2[2] ed è ora compreso nel comune di mwjqRodi.

Nel territorio di questo distretto comunale, precisamente nel mwjwvillaggio moderno di Trianda (mwkaΤριάντα - mwkqTriànta), sorgeva l'mwkgantica città di Ialiso.

L'antica mwlaIaliso (mwlqin greco antico Ἲαλυσόςmwlg?; mwlwin latino mwmaIalysus) era una delle tre città mwmqdoriche dell'mwmgisola di Rodi, e una delle sei città dell'mwmwesapoli dorica (dal mwnaV secolo a.C. mwnqPentapoli dorica).

Contents

Mito
Storia
Note

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Mito

Secondo il mwoqmito, la città di Ialiso sarebbe stata fondata dall'mwogeroe eponimo mwowIaliso, figlio di mwpaCercafo, nipote di mwpqElio, e fratello di Lindo e Camiro, fondatori eponimi delle altre due principali città dell'isola di Rodi: mwqaLindo e mwqqCamirocite-ref-3[3]cite-ref-4[4]cite-ref-5[5].

Interessante la parte che il mito riservava ai mwtwCretesi: il mito riferiva dellmwua'arrivo dellmwuq'eroe mwugAltemene, figlio del re di Creta mwuwCatreocite-ref-6[6] e della tomba di mwwaIdomeneo nell'isola di Rodicite-ref-7[7].

Secondo mwxgOmero e gli eruditi alessandrini, le tre città sarebbero state guidate da mwxwTlepolemo, figlio di mwyaEracle e re di mwyqArgo, il quale si sarebbe rifugiato nell'isola di Rodi dopo aver ucciso lo zio mwygLicimniocite-ref-8[8]cite-ref-9[9].

Storia

Gli scavi archeologici sono iniziati nel decennio mwbq1860-mwbg1870, e a partire dal mwbw1914 furono portati avanti con procedimenti scientifici dagli archeologi della mwcaScuola archeologica italiana di Atene. Già gli scavi di Ialiso e di Camiro nella metà del mwcqXIX secolo avevano portato alla luce, da strati profondi, oggetti risalenti al mwcgneoliticocite-ref-10[10]. Gli scavi italiani hanno permesso di confermare il mito di Atemene; l'abbondanza di vasi micenei dimostrano la comparsa degli Egei provenienti da Creta, attorno al mwdwXVI secolo a.C., i quali avrebbero soggiogato la popolazione indigena fondarono le tre città di Ialiso, Camiro e Lindo, oltre a numerosi villaggicite-ref-11[11]. Gli scavi nel biennio mwfa1935-mwfq36 misero in evidenza una stazione minoica risalente al 1550 a.C.cite-ref-12[12], mentre l'esame del mwggvasellame mostra come attorno al 1450 a.C. i mwgwMicenei presero il posto dei mwhaCretesicite-ref-13[13].

In epoca storica la città di Ialiso, posta sulla costa mwignord-mwiwoccidentale dell'mwjaisola, era una delle tre città mwjqdoriche dell'isola e una delle sei città della mwjgesapoli dorica (mwjwVI secolo a.C.) e poi della mwkaLega delio-attica (mwkqV secolo a.C.). Fu un periodo di grande prosperità economica e per le tre città dell'isola: fondarono numerose mwkgcolonie, in mwkwAsia Minore e anche nella mwlaMagna Grecia, per esempio mwlqGela in mwlgSicilia. Dopo l'mwlwinvasione persiana (mwmaV secolo a.C.), Ialiso fece parte della mwmqLega delio-attica voluta da Atene (mwmg477 a.C.).

Nel mwoa408 a.C. le tre città dell'isola decisero di fondare un nuovo centro religioso e commerciale. La fondazione della mwoqcittà di Rodi per mwogsinecismo (mwow408 a.C.) provocò la decadenza di Ialiso, tanto che ai tempi di mwpaStrabone Ialiso era ormai una piccola città non più indipendentecite-ref-14[14].

Ialiso fu abbandonato durante l'mwqgImpero romano. La fortezza di Ialiso venne trasformata in un mwqwsantuario e poi in un mwracastello mwrqbizantino, finché nel mwrg1306 fu conquistata dai mwrwCavalieri di Rodi che vi costruirono il castello e la chiesa di Santa Maria del Fileremo, di stile gotico provenzale. L'ultimo conquistatore della fortezza fu mwsaSolimano il Magnifico, il quale nel mwsq1522 vi stabilì il proprio quartiere pochi mesi prima che i Cavalieri di Rodi mwsgsi arrendessero alle sue truppecite-ref-15[15]. Come il resto dell'isola rimase sotto il dominio ottomano per quattro secoli finché nel mwtw1912 fu occupata dalle truppe italiane nel corso della mwuaguerra italo-turca. Durante mwuql'occupazione italiana, Ialiso fu oggetto di scavi, soprattutto nel biennio mwug1935-mwuw36. L'occupazione italiana cessò di fatto dopo l'mwva8 settembre 1943, quando il controllo dell'isola passò alle truppe tedesche. Infine il 7 marzo mwvq1948, a seguito dei mwvgtrattati di Parigi (1947), il mwvwDodecaneso passò definitivamente alla mwwaGrecia.

Archeologia

A Ialiso la colonizzazione micenea (1400-1100 a.C.) è documentata da numerose mwwwnecropoli con tombe a camera. Lo sviluppo delle tre polis tra l'età geometrica e la fine del mwxaV secolo a.C. è documentato dalla necropoli ricca di mwxqceramica (geometrica, orientalizzante, attica), di statuette ioniche e di lavori oreficerie. Si attribuisce in particolare agli artigiani locali una classe di vasi dipinti di stile orientalizzante dei secoli mwxgVII e mwxwVI a.C., decorati con animalicite-ref-16[16].

L'mwzqacropoli di Ialiso è stata ritrovata su una spianata del monte Fileremo. Sotto il versante meridionale dell'acropoli si trova una mwzwfontana monumentale rettangolare del mw0aIV secolo a.C., che presenta sulla fronte sei mw0qpilastri architravati. La fontana, appartenente agli edifici che dovevano decorare l'acropoli, costituisce il monumento più interessante di Ialiso. La costruzione, di pianta rettangolare, si appoggia sulla parete rocciosa del monte. L'acqua della sorgente si ritirava attraverso due bocche in forma di mw0gprotome di leone in un ampio mw0wstagno delimitato da un mw1aparapetto. Quest'ultimo era formato da pilastri uniti da lastre anche decorate con protomi di leone. La facciata della fontana, alla quale si arrivava attraverso una breve rampa, è formata da un piccolo mw1qportico con sei mw1gcolonne doriche. Riutilizzata in epoca medievale, rimase completamente sepolta a causa di una mw1wfrana finché non venne messa alla luce dagli scavi del mw2a1923; altri elementi del colonnato vennero alla luce durante il franamento del monte. Le necropoli appartengono all'epoca micenea, geometrica e arcaica, con materiali databili dall'mw2qVIII al mw2gV secolo a.C. A mw2wsud-mw3aovest del monte Fileremo sono stati identificati un mw3qtempietto dorico e un mw3gteatro, di cui restano avanzi della mw3wcavea; entrambi gli edifici (mw4aV-mw4qIV secolo a.C.) sono dedicati ad mw4gApollo.

Note

cite-note-11. mw6qmw6gmw6wCensimento 2001 (mw7amw7qXLS), su mw7gypes.gr. mw7wURL consultato il 2 maggio 2011.
cite-note-22. mw8wmw9amw9qpiano Callicrate (mw9gmw9wPDF), su mw-aypes.gr. mw-qURL consultato il 2 maggio 2011.
cite-note-33. mw-qPindaro, mw-gOlimpica VII, 74, con lo mw-wScolio
cite-note-44. mwaqmEustazio di Tessalonica, mwaqqAd Hom. p. 315
cite-note-55. Leonhard Schmitz, "Ialysus" in William George Smith (ed), mwaqgDictionary of Greek and Roman Biography and Mythology. Londonmwaqk : J. Walton, 1849, Vol. II (Earinus-Nyx), p. 548 (mwaqoon-line) mwaqs(mwaqwmwaq0ENmwaq4)
cite-note-66. mwariApollodoro di Atene, mwarmmwarqBiblioteca, 3, 3, 1 - 3, 3, 2
cite-note-77. mwargStrabone, mwarkGeografia, XIV 2, 7; Cronache di Lindo 1, 17 segg
cite-note-88. mwar0Omero, mwar4Iliade, II, 653-670; nella versione di mwar8Vincenzo Monti, mwasaIliade, II, 874-898
cite-note-99. mwasqApollodoro di Atene, II, 7 §§ 6, 8
cite-note-1010. Georges Perrot e Charles Chipiez, mwasgHistoire de l'art dans l'antiquité, Vol. VI: mwaskLa Grèce primitive, l'art mycénien, Paris, 1894, pp. 463 sgg.
cite-note-1111. Gustave Glotz, mwas0La civiltà egea, trad. it. di Domenico Fajella, Torinomwas4 : Einaudi, 1953 e 1975, pp. 252 sgg
cite-note-1212. Giorgio Monaco, in «Scavi nella Zona Micenea di Jaliso 1935-36», mwatiClara Rhodos: studi e materiali pubblicati a cura dell'Istituto storico-archeologico di Rodi, vol. X, 1941, pp. 41-183
cite-note-1313. Arne Furumark, in «A Mycenaean Potter's Factory at Serbati near Mycenae, 1550-1400 BC», mwatyOpuscula archaeologica, VI, 1950, pp. 150-271
cite-note-1414. mwatoStrabone, mwatsGeografia, XIV, 2, 5
cite-note-1515. mwat8Tommaso Porcacchi, "Ialiso hoggi Rhodi" in mwauaL'isole più famose del mondo descritte da Thomaso Porcacchi da Castiglione arretino e intagliate da Girolamo Porro padouano con l'aggiunta di molte isole. In Venetiamwaue : appresso gli heredi di Simon Galignani, 1590 (In Vinetiamwaui : appresso Giorgio Angelierimwaum : a instantia de gli heredi di Simon Galignani de Karera, 1590, pp. 116-17 (mwauqon-line)
cite-note-1616. mwaugAdolf Furtwängler e Georg Loeschcke, mwaukMykenische Vasen, Berlin, 1886, pp. 1 sgg., 80 sgg.

Altri progetti

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Collegamenti esterni

• mwau4Rhodesguide, Ancient Ialysos mwau8(EN)
• mwaveTempio di Atena Polia a Ialiso mwavi(EN)